Hai bisogno di noi? Contattaci!
Num Verde
Contattaci!
Num Verde 800.557692

PIANI INDIVIDUALI DI RISPARMIO: COS’È SUCCESSO?

Avevano attratto subito grandi simpatie, per la loro accessibilità e per l’idea di poter sostenere per loro tramite le piccole imprese locali, ma ora sembrano entrati in una spirale negativa.

Stiamo parlando dei Piani individuali di risparmio, meglio conosciuti come “Pir”, lanciati in Italia nel 2017 ricalcando dei modelli già abbastanza consolidati in Europa ma qui ancora troppo fragili per non risentire di una certa incertezza legislativa.

Gli aspetti accattivanti dei Pir erano stati colti subito dai piccoli risparmiatori, alla ricerca di soluzioni di investimento affidabili dopo il crollo del mattone. Vi si possono impegnare somme abbastanza modeste, fra i 500 ed i 30 mila euro massimi all’anno e, se si mantiene la posizione per cinque anni, non si paga la tassa sul rendimento, che da noi vale il 26%. E poi c’è l’obbligo, da parte del gestore, di utilizzare almeno il 70% del denaro raccolto fra i risparmiatori per investire su imprese italiane, con l’ulteriore vincolo di riservare non meno del 30% alle imprese non quotate quindi tendenzialmente le più piccole.

Un mezzo, insomma, per far sentire anche chi sia in grado di impiegare importi inferiori un po’protagonista nel sostegno al tessuto produttivo territoriale.

Ma dopo una buona raccolta nell’anno del debutto, quasi 11 miliardi di euro in Italia, nel 2018 si è visto un ripiegamento e i risultati sono stati meno della metà.

Perchè? La banca d’investimento Equita Sim spiega il fenomeno, peraltro osservato anche nei primi mesi di quest’anno, con la mancanza dei decreti attuativi in cui si possano comprendere meglio le modifiche sui Pir introdotte dalla Finanziaria 2019.

Se non si conoscono le regole, ovviamente, è difficile pensare di poter vincolare una componente dei propri risparmi per almeno cinque anni. Tanto più se lo scenario politico nazionale continua a rimanere incerto in particolare per quanto riguarda le materie economiche e finanziarie.

La nuova legge di Bilancio introduce poi la novità dell’obbligo investire il 3,5% sull’Aim, il segmento di Borsa Italiana dedicato alle imprese di piccolo taglio, e un altro 3,5% sul fondi di venture capital, cioè su territori poco stabili perché non regolamentati. Se i risparmiatori italiani aspettano anche i principali operatori hanno scelto di non dedicare ai Pir l’energia del 2017, e il sistema inevitabilmente si è assopito.

Così il primo operatore sui Pir in Italia, con il 21% delle masse in gestione, vale a dire Banca Mediolanum, in gennaio ha raccolto meno di un terzo dei 100 milioni registrati nello stesso mese del 2018 e si è posto in stand-by in attesa di conoscere nel dettaglio le nuove norme.